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Con l’arrivo dell’inverno e del freddo si fa sempre più difficile la situazione di chi è senza una dimora e che trascorre la vita in strada dormendo all'aperto. Per questo motivo sono sempre di più le iniziative a favore dei senzatetto e le scelte di solidarietà di tante persone che non rimangono insensibili davanti alla sofferenza e alla solitudine.

Partito da Milano nel 1999 il movimento de “La Notte dei Senza Dimora” è una rete di persone e di associazioni che si occupa ogni giorno di rifocillare i clochard, di dar loro un letto e di restituire dignità a chi l’ha persa nelle sofferenze e le difficoltà della vita. ll gruppo formato da una trentina di collettivi impegnati in diverse attività, organizza anche notti in cui i volontari rimangono a dormire in strada insieme alle persone che non trovano un letto.

L’iniziativa nata in occasione della Giornata mondiale di lotta alla povertà, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1992 che ricorre ogni anno il 17 ottobre, porta nelle piazze migliaia di persone per condividere concretamente con i senza dimora una notte all'addiaccio. Un gesto di solidarietà per chi vive questa condizione e di comprensione per chi non la vive. Si tratta di una serata in cui si organizza di cenare in piazza insieme ai senza dimora, si fanno attività insieme come ascoltare musica, fare l’uncinetto insieme o anche solo parlare, per poi rimanere a dormire il resto della notte all'aperto nella stessa piazza insieme a coloro che vi dormono d’abitudine. Questo gesto oltre a mostrare la vicinanza e la concreta solidarietà ha lo scopo di sensibilizzare alla situazione dei senza dimora.

L’iniziativa dopo Milano si è allargata e si svolge anche a Reggio Emilia, Brescia, Arzignano, Bassano, Lonigo, Rovigo, Vicenza e Foggia.

Rifiuto non sarà più sinonimo di inutile o inutilizzabile: oggi, infatti, è possibile recuperare il 70% dei rifiuti da spazzamento delle strade e trasformarli in nuova materia, riutilizzabile, ad esempio, nell'edilizia o nell'asfaltatura delle strade stesse.

In Italia esistono già 11 impianti per il trattamento e recupero dei rifiuti: il primo è stato costruito nel 2005 a Bergamo, l’ultimo è stato da poco inaugurato a Guidonia, in provincia di Roma.

Si tratta di ripensare il ciclo produttivo, slegandolo dal vecchio modello lineare produci-consuma-getta e orientandolo a un sistema circolare, dove i rifiuti siano interpretati come delle risorse. Recuperare, invece di smaltire, dà alla spazzatura una seconda chance! I rifiuti da spazzamento, che costituiscono il 5% del totale dei rifiuti solidi urbani, adeguatamente trattati possono diventare nuovi materiali: cartacce, mozziconi di sigaretta e altri scarti, raccolti e lavorati, si trasformano in una sabbia che può essere impiegata per asfaltare le strade e in edilizia.

Un passo avanti, questo, che si integra con l'innovazione già sperimentata degli asfalti ecologici, miscele bituminose mischiate con materiali di scarto, come la plastica ottenuta dal riciclo di contenitori per alimenti, bottiglie o recipienti vari. A Torino si è iniziato nel 2012 ad asfaltare alcune strade con una miscela a base di polvere derivata da gomma, ottenuta da pneumatici riciclati.

Le doti sensoriali dei cani sono note ed utilizzate dall'uomo da millenni ma è una scoperta recente quella della capacità dei nostri amici a 4 zampe di identificare e riconoscere con estrema precisione alcune forme di cancro.

Il 15 novembre presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, nel corso del convegno “Innovation of Health Systems” dedicato alle principali innovazioni in ambito sanitario e scientifico europeo, il Comando di Sanità e Veterinaria dell’Esercito Italiano ha presentato i risultati del progetto denominato “Rilevazione olfattiva canina nelle urine di pazienti affetti da cancro prostatico”. Lo studio ha dimostrato gli straordinari risultati della ricerca che dimostrano come cani specificamente addestrati siano in grado di individuare la presenza di un tumore prostatico attraverso l'esame olfattivo di campioni di urina con un'affidabilità pressoché totale, il 98% dei casi.

La capacità di effettuare una diagnosi così precisa e senza dover ricorrere ad esami o analisi invasivi o dolorosi è un traguardo significativo che rinforza il legame tra animali ed esseri umani, dando un contributo anche alla salute e alla qualità della vita.

Il progetto è il frutto della collaborazione tra l'Istituto Humanitas di Rozzano (MI) e il Centro Militare Veterinario di Grosseto (CEMIVET), sotto il patrocinio dello Stato Maggiore della Difesa.

Cinque ragazzi e il progetto di una rivoluzione culturale: dietro Leila Bologna c’è questo. Ispirata alle esperienze di Berlino e di Vienna, Leila è uno spazio dove si possono prendere in prestito oggetti per evitare di doverli acquistare.

Il primo passo è quello di portare uno o più articoli che si usano poco, mettendoli per un anno a disposizione di tutti i tesserati; in questo modo e sottoscrivendo la tessera si può accedere alla “biblioteca degli oggetti”, disponibili per il prestito per un periodo da una settimana a un mese.

Il pensiero alla base del progetto è la condivisione. Ma in discussione è l’idea stessa di consumo e di possesso degli oggetti. Prendere in prestito rappresenta un vantaggio economico perché non costringe all'acquisto di un bene che sarebbe usato in modo sporadico o temporaneo. Ma non solo: scambiare e riutilizzare merci già esistenti ha un impatto positivo sull’ambiente perché si traduce in un minor inquinamento e una maggiore efficienza.

“Faccio fatica a immaginare un utensile che diventa spazzatura”, racconta Francesca Giosa, che fa parte del team dei fondatori. Un altro, Filippo Sanguinetti, aggiunge: “Credo che gli oggetti portino con sé un pezzettino di storia di tutti coloro che li hanno posseduti. È per questo che ho sempre preferito riparare piuttosto che buttare, scambiare piuttosto che comprare.”

Leila restituisce valore agli oggetti e insieme umanità all'idea di commercio, è un’esperienza capace di generare rispetto per il bene comune e fiducia verso gli altri. Presupposti di un modo rinnovato di intendere le relazioni di scambio e tra consumatori.

Il 15 novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato effettiva l’eliminazione del tracoma in Marocco. Il tracoma è un’infezione che rappresenta la principale causa di cecità nel mondo ed è responsabile della perdita della vista per circa 1,9 milioni di persone.

“È un importantissimo traguardo per la salute pubblica in Marocco” ha dichiarato Margaret Chan Direttore Generale dell'OMS “Questo dimostra quanto siano determinanti la volontà politica, l'educazione, la consapevolezza e, la cosa più importante, il coinvolgimento della comunità nel lavorare per sconfiggere una malattia così debilitante”.

Nel 1990 il Marocco ha iniziato ad attuare il protocollo OMS-SAFE che contiene un pacchetto completo di interventi, tra cui la chirurgia per la trichiasi, l’uso di antibiotici per trattare l'infezione e il miglioramento della situazione ambientale e igienica per limitare la trasmissione. “Siamo riusciti a raggiungere quasi ogni individuo sia nei villaggi che nelle scuole”, ha detto El Houssaine Louardi, Ministro della Salute in Marocco.

Fino ad oggi 8 Paesi nel mondo hanno segnalato il raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione del tracoma. L’alleanza per l'eliminazione globale del tracoma lavora per estirpare l’infezione dal mondo entro il 2020. Nel 2015 più di 185.000 persone con trichiasi hanno ricevuto un intervento chirurgico correttivo e 56 milioni sono stati trattati con azitromicina.

Un’opportunità per le persone in grave difficoltà economica di comprare cibo e beni di prima necessità senza pagarli con il denaro, ma con la loro buona volontà. L’iniziativa che si sta pian piano diffondendo tra le maggiori città Italiane è sostenuta dalla società civile e da tante associazioni locali. “Lo scopo è aiutare le famiglie in difficoltà e in stato di povertà che hanno il diritto di riprendersi e ricominciare a vivere”, come spiega Alberto Sinigallia, Presidente di una Fondazione milanese.

Gli Empori della Solidarietà sono dei supermercati a tutti gli effetti, con scaffali e casse, in cui le persone indigenti possono fare la spesa utilizzando una tessera a punti su cui vengono caricati dei punti in base alle ore di volontariato svolte. Il cibo che si trova nelle corsie viene donato da associazioni ed enti profit e no profit, una vera e propria “rete di solidarietà” che consente di aiutare moltissime persone. Le famiglie che fanno riferimento all'Emporio sono di 60 nazionalità diverse, oltre ai molti stranieri la maggior presenza è quella degli Italiani. Gli Empori della Solidarietà oltre ad essere di grande sostegno per i più bisognosi, favoriscono e amplificano il mondo del volontariato e della solidarietà nazionale.